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Intervista a Neff

Febbraio 23, 2006

L’artista che è passato dall’essere il batterista dei Negazione (popolare formazione punk che, all’apice della carriera, riuscì persino ad aprirsi un varco nelle classifiche americane), al rap dei Sangue Misto per passare dai "Messaggeri della dopa" ai "107 elementi", per raggiugere poi i suoi "Arrivi e partenze" ed i "Molteplici mondi".
Una lunga discussione, ricca di aneddoti, quella che state per ascoltare: realizzata da Principe23esimo per il suo Blacka.
Woilà.

Ascolta l’intervista</p&gt

Fonte Principe 23

Cesare Basile Hellequin Son

Febbraio 20, 2006

Ci sono voluti quasi tre anni (e una serie infinita di concerti tenuti in Italia e Germania) per dare un seguito all’acclamato "Gran Calavera Elettrica". Cesare Basile presenta su Maniaci dei dischi il nuovo disco "Hellequin Song" .
Racconta le tante e importanti collaborazioni: Il pianoforte dell’ex-Scisma Michela Manfroi, Jean-Marc Butty dei Venus, l’ex-dEUS e ora Zita Swoon Stef Kamil Carlens, Manuel Agnelli, </b&gtoltre a John Parish che lo ha prodotto e le voci di Hugo Race e Roberta Castoldi a incrociare quella di Basile.

"Hellequin Song" è un’opera che parla di ombre nell’ombra che disprezzanti ci osservano dall’esterno delle nostre finestre chiuse. Basile si conferma un ottimo cantastorie e uno dei migliori cantautori in circolazione.

Ascolta <a href =” / foto / upload / file / Willy / cesare basile_sito.mp3 “& t;Cesare Basile con Manuel - Willy - Remoto</p&gt

Fonte Emanuele Remoto

Intervista a Cristiano Godano dei Marlene Kunt

Febbraio 20, 2006

Band di culto per diversi anni, i piemontesi Marlene Kuntz hanno poi imboccato una pericolosa deviazione "pop" melodica s-low, conquistando le classifiche. Ma il loro rock livido e distorto non è scomparso.
E ora vorrebbe tentare di varcare i nostri confini.Abbiamo incontrato Cristiano Godano, ascolta l’intervista.</p&gt

Fonte Emanuele Remoto

Lou Reed Live in Montreux 2000 quot quot DV

Febbraio 20, 2006

Nella ridda di uscite musicali ( cd, dvd,  cofanetti, ristampe accessoriate etc ) che ha contraddistinto l’ultimo periodo, è passata un p’ in secondo piano l’uscita di “ Live at Montreux 2000 “, di Lou Reed.
Facente seguito alla pubblicazione di “ Ecstasy “e parte del relativo tour, il concerto ci mostra un Lou in gran forma, accompagnato dal suo ormai consolidato e storico gruppo, composto da Mike Rathke alla chitarra, Tony “ Thunder “ Smith alla batteria e Fernando Saunders al basso; tipica formazione rock indi: due chitarre, basso e bateria, oltre alla voce ( in pratica quasi la stessa line – up che sarà protagonista del prossimo tour italiano – europeo, dopo il tour di the Raven, contraddistinto dall’assenza della batteria, e dall’aggiunta della preziosissima presenza di Jane Scarpantoni al violoncello e di quella, molto discussa dai fans, di Antony come backing vocal ).
La scaletta del concerto pesca per lo più da “ Ecstasy “, &dquo; Set the twilight reeling “ e “ New York “, oltre ad alcune chicche tratte da “ Songs for Drella “- ( l’album composto ed eseguito in onore di Andy Warhol – il cui sopranome era appunto Drella, contrazione di Dracula e Cinderella/Cenerentola -, assieme a John Cale, l’altro componente fondamentale dei Velvet Underground, la band “ sponsorizzata “ da Warhol, il cui primo disco “ The elvet Underground and Nico “ rimane tra le pietre miliari del rock in assoluto, dal quel fertilissimo 1967 in cui uscì a tuttoggi ) e dall’esecuzione d’una bellissima “ Perfect Day “ finale, con nel mezzo un raro assolo di Rathke ( “ Perfect Day che è ormai uno standard del rock, basterebbe a dimostrazione di ciò ascoltare il mini cd contenente tale brano eseguito, una piccolissima parte a testa, da artsti di assoluto spessore – bastano i nomi di Bowie, Bono, S. Mc Gowan ( Pogues ), S. Vega, E. John ? -, e poi, con lo stesso principio, prima solo da artiste donne e poi solo da cantanti uomini ).
Nel dvd in questione Lou è in buona serata, accenna addirittura a qualche sorriso ( chi lo conosce sa quanto ciò sia raro ), e conduce al meglio il gruppo lungo l’esecuzione dei sedici pezzi che compongono la scaletta dell’esibizione. Di crto qualora il concerto si fosse svolto in Italia il pubblico avrebbe risposto in maniera molto più calorosa di quello svizzero ( molto in riga, e d’altronde non è un caso che gran parte del suo prossimo tour europeo si svolga lungo la penisola ), ma ciò non fa demordere la band, che tra pezzi più “ tranquilli “ quali una bellissima “ Small town “ o “ Rock minuet “ e cavalcate elettiche ( “ Riptide “, “ Twilight “, “ Dirty Blvd. “ ed altre ) dà la dimostrazione di quale energia dovrebbe sortire da un concerto rock -  ritengo da lungo tempo che dovendo spiegare a qualcuno cosa sia il rock si fa molto prima a mettergli sul piatto del vinile o nel lettore cd “ Rock and roll animal “, a mio dire “ IL “ disco rock dal vivo ( e non parlo solamente di Reed, di ui peraltro amo di più “ Take no prisoner “; ma questa è un’altra storia, ad iniziare dal sound e dal mood dei due concerti che hanno dato vita alle uscite discografiche ).

Va da sé che vi consiglio caldamente la visione e l’ascolto di tale dvd ( molto, molto più che del recente “ Spanish Fly “, sempre di Reed ), e qualora qualche pezzo vi risultasse ostico quello seguericompenserà sicuro di te vi.

set elenco:
1 Paranoia chiave di
2 Accendere a me
3 Modern Dance 4

Ecstasy 5 Small Town
agricoltori del futuro
7 Passando volta
8 Romeo Had Juliette 9
; Riptide
10 Minuetto Rock
11 Mystic Child 12

brandelli 13 Twilight
14 & nbsp; Dirty Blvd.
15 Dime Store Mistero
16 Perfect Day

Buona visione e buon ascolto.
</ p&gt

Fonte Toni Piccini

Lou Reed Live in Montreux 2000 quot quot DVD”,”detectedSourceLanguage”:”nl

Febbraio 20, 2006

Nella ridda di uscite musicali ( cd, dvd,  cofanetti, ristampe accessoriate etc ) che ha contraddistinto l’ultimo periodo, è passata un po’ in secondo piano l’uscita di “ Live at Montreux 2000 “, di Lou Reed.
Facente seguito alla pubblicazione di “ Ecstasy “e parte del relativo tour, il concerto ci mostra un Lou in gran forma, accompagnato dal suo ormai consolidato e storico gruppo, composto da Mike Rathke alla chitarra, Tony “ Thunder “ Smith alla batteria e Fernando Saunders al basso; tipica formazione rock indi: due chitarre, basso e batteria, oltre alla voce ( in pratica quasi la stessa line – up che sarà protagonista del prossimo tour italiano – europeo, dopo il tour di the Raven, contraddistinto dall’assenza della batteria, e dall’aggiunta della preziosissima presenza di Jane Scarpantoni al violoncello e di quella, molto discussa dai fans, di Antony come backing vocal ).
La scaletta del concerto pesca per lo più da “ Ecstasy “, “ Set the twilight reeling “ e “ New York “, oltre ad alcune chicche tratte da “ Songs for Drella “- ( l’album composto ed eseguito in onore di Andy Warhol – il cui sopranome era appunto Drella, contrazione di Dracula e Cinderella/Cenerentola -, assieme a John Cale, l’altro componente fondamentale dei Velvet Underground, la band “ sponsorizzata “ da Warhol, il cui primo disco “ The Velvet Underground and Nico “ rimane tra le pietre miliari del rock in assoluto, dal quel fertilissimo 1967 in cui uscì a tuttoggi ) e dall’esecuzione d’una bellissima “ Perfect Day “ finale, con nel mezzo un raro assolo di Rathke ( “ Perfect Day che è ormai uno standard del rock, basterebbe a dimostrazione di ciò ascoltare il mini cd contenente tale brano eseguito, una piccolissima parte a testa, da artisti di assoluto spessore – bastano i nomi di Bowie, Bono, S. Mc Gowan ( Pogues ), S. Vega, E. John ? -, e poi, con lo stesso principio, prima solo da artiste donne e poi solo da cantanti uomini ).
Nel dvd in questione Lou è in buona serata, accenna addirittura a qualche sorriso ( chi lo conosce sa quanto ciò sia raro ), e conduce al meglio il gruppo lungo l’esecuzione dei sedici pezzi che compongono la scaletta dell’esibizione. Di certo qualora il concerto si fosse svolto in Italia il pubblico avrebbe risposto in maniera molto più calorosa di quello svizzero ( molto in riga, e d’altronde non è un caso che gran parte del suo prossimo tour europeo si svolga lungo la penisola ), ma ciò non fa demordere la band, che tra pezzi più “ tranquilli “ quali una bellissima “ Small town “ o “ Rock minuet “ e cavalcate elettriche ( “ Riptide “, “ Twilight “, “ Dirty Blvd. “ ed altre ) dà la dimostrazione di quale energia dovrebbe sortire da un concerto rock -  ritengo da lungo tempo che dovendo spiegare a qualcuno cosa sia il rock si fa molto prima a mettergli sul piatto del vinile o nel lettore cd “ Rock and roll animal “, a mio dire “ IL “ disco rock dal vivo ( e non parlo solamente di Reed, di cui peraltro amo di più “ Take no prisoner “; ma questa è un’altra storia, ad iniziare dal sound e dal mood dei due concerti che hanno dato vita alle uscite discografiche ).

Va da sé che vi consiglio caldamente la visione e l’ascolto di tale dvd ( molto, molto più che del recente “ Spanish Fly “, sempre di Reed ), e qualora qualche pezzo vi risultasse ostico quello seguenricompenserà sicuro di te vi.

set elenco:
1 Paranoia chiave di
2 Accendere a me
3 Modern Dance 4

Ecstasy 5 Small Town
6agricoltori del futuro
7 Passando volta
8 Romeo Had Juliette 9
; Riptide
10 Minuetto Rock
11 Mystic Child 12

brandelli 13 Twilight
14 &; nbsp; Dirty Blvd.
15 Dime Store Mistero
16 Perfect Day

Buona visione e buon ascolto.

Fonte Toni Piccini

Pink Floyd finalment

Febbraio 20, 2006

Finalmente ! Finalmente si compie ciò che doveva aver luogo una ventina d’anni fa: i Pink Floyd non esistono più, si sono sciolti.
A darne l’annuncio è stato David Gilmour, il chitarrista della band, durante un’intervista rilasciata. Si conclude così una vicenda che ha visto dispute personali, sentenze di tribunali ed un mini ricongiungimeno finale sul palco del Live 8.
Ma andiamo per ordine: quando Roger Waters, bassista mente e cuore del gruppo ( è lui che ha scritto per intero " The wall ", tanto per rendere l’idea ), esce dalla band, chiede che il nome Pink Floyd non esista più per quanto riguarda opere, tourneé e concerti futuri ( come sarebbe giusto ), ma Daviv Gilmour non ci sta: troppo ghiotto il nome - ormai un logo - per rinunciarvi

- basti pensare a quante persone sarebbero andate ad assistere agli oceanici concerti, fonte di grandissimi introiti, del gruppo se sui cartelloni invece di Pink Floyd fosse stato scritto " Gilmour, Wright and Mason " ( ovvero i rimanenti componenti del gruppo ): si e no un decimo di quanti hanno speso fior di quattrini per un loro concerto -

A quel punto la questione finisce in tribunale, e la sentenza dà ragione a Gilmour: or il nome/logo/brand è nelle sue mani.
Da quel momento l’eccellente chitarrista non se ne fa scrupolo e, se dal vivo continuano ad eseguire " Money " nel cui testo si dice che il denaro è " sterco " ( in realtà l’espressione è più colorita ), lui cede il marchio anche ad una nota casa automobilistica, che di un suo modello notissimo fa la versione " Pink Floyd " ( ne esiste pue, identico meccanismo, la versione  " Rolling Stones " ); qui non la cito per non fare pubblicità, se volete scrivetemi e vi dirò nome della casa e del modello.
Per quanto riguarda i dischi da studio l’assenza di Waters è determinante: " A momentary lapse of reason " segna il passo, al di là dell’eccellente brano " On the turning away " e poco altro, " The Divsion bell " è un disco onesto ma ben lontano dai fulgori del passato.
E non è un caso che la miglior opera dei " Floyd "dal momento dell’uscita di Roger Waters sia proprio un disco di quest’ultimo : " Amused to death " ( " Divertito a morte ", in copertina un gorilla cha guarda una TV ) 
Tornando a Gilmour & Co. I tour successiv sono costruiti in maniera faraonica, con luci ed immagini da guinness dei primati: assistervi è sicuramente suggestivo, ma non c’è un briciolo di spazio all’improvvisazione: musica e immagini proposte su un grandissimo schermo devono viaggiare abbracciate, tutto è studiato e programmato al minuto secondo.
Arriviamo ora a questo 2006: la tanto fantasticata reunion del gruppo ha luogo sul palco di Live 8, e per i fans vederla è qualcosa di pofondamente commovente e rivelatorio ( ammesso ve ne fosse bisogno ). Personalmente quello che m’ha colpito di più è stata l’espressione, l’intensità del volto di Waters durante l’esecuzione dei brani ( ritengo che le mani sullo strumento e l’intensità delll’espressione del volto siano per qualunque musicista la cosa più rivelatoria sul palco ), e dall’altra parte del palco l’algidità, la meravigliosa perfezione d’esecuzone di Gilmour, e del suo personalissimo " sound " ( con tutta probabilità quello che amo di più fra quelli dei chitarristi rock ).
L’apoteosi è stata l’esecuzione del loro pezzo finale, quella " Comfortubly numb ", gemma da "The wall ", dove le cose sopra scritte hanno raggiunto lo zenith.
Ora la storia è finita, Waters ha da poco dato alle stampe un’opera cassico/lirica dedidacata alla rivoluzione francese, Gilmour si appresta alla tourneé promozionale del suo disco d’impellente uscita ( con la consapevolezza, mai confessata ma chiara, della propria inferiore capacità compositiva e " di cuore " rispetto a Waters, su cui ora sembra essersi messo il cuore in pace ).

That’s all folks,
e se volete approcciarvi alle diverse fasi della band vi consiglio

per gli anni ‘60
- " The piper at the gates of down " - esordio tutt’altro che morbido ( tenetene conto nell’approccio ) creazione del genio di Syd Barrett ( di lui vi scriverò in seguito )
- " Ummagumma " - doppio metà dal vivo e metà con composizioni del singoli musicisti
- " Athom heart mother " - con la sua suntuosa suite

per che anni'70
- “Il lato oscuro della luna” - la discoteca perfetto

ed Infine:
- “Il muro”

per le opere soliste:
Roger Waters - “divertito a morte”

Buon ascolto

</ P &gt;

 

 

 

 

Fonte Toni Piccini

Pink Floyd finalmente

Febbraio 20, 2006

Finalmente ! Finalmente si compie ciò che doveva aver luogo una ventina d’anni fa: i Pink Floyd non esistono più, si sono sciolti.
A darne l’annuncio è stato David Gilmour, il chitarrista della band, durante un’intervista rilasciata. Si conclude così una vicenda che ha visto dispute personali, sentenze di tribunali ed un mini ricongiungimento finale sul palco del Live 8.
Ma andiamo per ordine: quando Roger Waters, bassista mente e cuore del gruppo ( è lui che ha scritto per intero " The wall ", tanto per rendere l’idea ), esce dalla band, chiede che il nome Pink Floyd non esista più per quanto riguarda opere, tourneé e concerti futuri ( come sarebbe giusto ), ma Daviv Gilmour non ci sta: troppo ghiotto il nome - ormai un logo - per rinunciarvi

- basti pensare a quante persone sarebbero andate ad assistere agli oceanici concerti, fonte di grandissimi introiti, del gruppo se sui cartelloni invece di Pink Floyd fosse stato scritto " Gilmour, Wright and Mason " ( ovvero i rimanenti componenti del gruppo ): si e no un decimo di quanti hanno speso fior di quattrini per un loro concerto -

A quel punto la questione finisce in tribunale, e la sentenza dà ragione a Gilmour: ora il nome/logo/brand è nelle sue mani.
Da quel momento l’eccellente chitarrista non se ne fa scrupolo e, se dal vivo continuano ad eseguire " Money " nel cui testo si dice che il denaro è " sterco " ( in realtà l’espressione è più colorita ), lui cede il marchio anche ad una nota casa automobilistica, che di un suo modello notissimo fa la versione " Pink Floyd " ( ne esiste pure, identico meccanismo, la versione  " Rolling Stones " ); qui non la cito per non fare pubblicità, se volete scrivetemi e vi dirò nome della casa e del modello.
Per quanto riguarda i dischi da studio l’assenza di Waters è determinante: " A momentary lapse of reason " segna il passo, al di là dell’eccellente brano " On the turning away " e poco altro, " The Division bell " è un disco onesto ma ben lontano dai fulgori del passato.
E non è un caso che la miglior opera dei " Floyd "dal momento dell’uscita di Roger Waters sia proprio un disco di quest’ultimo : " Amused to death " ( " Divertito a morte ", in copertina un gorilla cha guarda una TV ) 
Tornando a Gilmour & Co. I tour successivi sono costruiti in maniera faraonica, con luci ed immagini da guinness dei primati: assistervi è sicuramente suggestivo, ma non c’è un briciolo di spazio all’improvvisazione: musica e immagini proposte su un grandissimo schermo devono viaggiare abbracciate, tutto è studiato e programmato al minuto secondo.
Arriviamo ora a questo 2006: la tanto fantasticata reunion del gruppo ha luogo sul palco di Live 8, e per i fans vederla è qualcosa di profondamente commovente e rivelatorio ( ammesso ve ne fosse bisogno ). Personalmente quello che m’ha colpito di più è stata l’espressione, l’intensità del volto di Waters durante l’esecuzione dei brani ( ritengo che le mani sullo strumento e l’intensità delll’espressione del volto siano per qualunque musicista la cosa più rivelatoria sul palco ), e dall’altra parte del palco l’algidità, la meravigliosa perfezione d’esecuzione di Gilmour, e del suo personalissimo " sound " ( con tutta probabilità quello che amo di più fra quelli dei chitarristi rock ).
L’apoteosi è stata l’esecuzione del loro pezzo finale, quella " Comfortubly numb ", gemma da "The wall ", dove le cose sopra scritte hanno raggiunto lo zenith.
Ora la storia è finita, Waters ha da poco dato alle stampe un’opera classico/lirica dedidacata alla rivoluzione francese, Gilmour si appresta alla tourneé promozionale del suo disco d’impellente uscita ( con la consapevolezza, mai confessata ma chiara, della propria inferiore capacità compositiva e " di cuore " rispetto a Waters, su cui ora sembra essersi messo il cuore in pace ).

That’s all folks,
e se volete approcciarvi alle diverse fasi della band vi consiglio:

per gli anni ‘60
- " The piper at the gates of down " - esordio tutt’altro che morbido ( tenetene conto nell’approccio ) creazione del genio di Syd Barrett ( di lui vi scriverò in seguito )
- " Ummagumma " - doppio metà dal vivo e metà con composizioni del singoli musicisti
- " Athom heart mother " - con la sua suntuosa suite

per gche anni'70
- “Il lato oscuro della luna” - la discoteca perfetto

ed Infine:
- “Il muro”

per le opere soliste:
Roger Waters - “divertito a morte”

Buon ascolto

</ P >

 

 

 

 

Fonte Toni Piccini

Intervista a Gophe

Febbraio 15, 2006

Salentino fino "all’osso", Gopher è uno dei pochi, in Italia che può permettersi di dire d’aver attraversato quasi per intero la black music. L’uomo capace di "mpunnare" su qualsiasi version, racconta passato, presente e futuro di una carriera costellata di soddisfazioni. www.wastasi.com è il sito che mi sento di consigliare per saperne di più…e non solo.
Sienti moi.

Ascolta l’intervista</p&gt

Fonte Principe 23

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